Tema: Il nostro avversario resti svergognato
Canto iniziale: Vorremmo dirti
Tt 2,1-10
Tu però insegna quello che è conforme alla sana dottrina. Gli uomini anziani siano sobri, dignitosi, saggi, saldi nella fede, nella carità e nella pazienza. Anche le donne anziane abbiano un comportamento santo: non siano maldicenti né schiave del vino; sappiano piuttosto insegnare il bene, per formare le giovani all’amore del marito e dei figli, a essere prudenti, caste, dedite alla famiglia, buone, sottomesse ai propri mariti, perché la parola di Dio non venga screditata. Esorta ancora i più giovani a essere prudenti, offrendo te stesso come esempio di opere buone: integrità nella dottrina, dignità, linguaggio sano e irreprensibile, perché il nostro avversario resti svergognato, non avendo nulla di male da dire contro di noi. Esorta gli schiavi a essere sottomessi ai loro padroni in tutto; li accontentino e non li contraddicano, non rubino, ma dimostrino fedeltà assoluta, per fare onore in tutto alla dottrina di Dio, nostro salvatore.
Commento
Paolo si rivolge a tutti coloro che appartengono alla comunità e che divide in tre gruppi. Prima di tutto espone i doveri delle tre categorie di membri della comunità. Il carattere di questa parte della lettera è di esortazione, come indica l’imperativo “insegna” che scandisce tutta la sezione.
Agli anziani sono richieste sei virtù: le prime tre, l’essere sobri, l’essere dignitosi e assennati sono di matrice ellenistica; le altre tre, l’essere saldi nella fede, nella carità e nella pazienza appartengono alla tradizione cristiana. Paolo, però, non distingue tra le une e le altre: tutto ciò che di buono vi è nella cultura in cui viviamo fa parte dell’essere cristiani.
Seguono le raccomandazioni alle donne. In questo passaggio Paolo valorizza molto la donna e la considera libera dalla cultura del tempo. Nella comunità di Creta le donne avevano un ruolo importante, tanto da dare l’esempio e da insegnare, contrariamente a quanto accadeva nel mondo giudaico e greco-romano. La donna è qui dipinta da Paolo alla pari degli altri e diventa maestra di bontà. Per questo motivo Paolo arriva a coniare un termine nuovo.
Anche la sottomissione richiesta agli schiavi perde il tratto negativo, perché diventa una sottomissione reciproca. La richiesta agli schiavi è legata al contesto sociale, ma allo stesso tempo mette in luce la virtù degli schiavi che consiste nella fedeltà e nella generosità, che sono gli altri modi per dire l’amore. In questo modo anche la vita degli schiavi diventa annuncio del Vangelo.
Paolo chiede a Tito di insegnare solo il Vangelo. I problemi di una cattiva e falsa predicazione portano confusione nella comunità: i falsi maestri ripropongono le leggi farisaiche, che rendono schiavi, mentre l’insegnamento aderente al Vangelo libera, rende sani la mente, il corpo e i sentimenti e porta a prendere decisioni sagge nella vita quotidiana.
Dunque, ognuno nella propria condizione di vita può vivere e annunciare il Vangelo, partendo da chi è e non dalla Legge. Gli anziani hanno il compito di offrire la propria esperienza di vita condotta secondo il Vangelo, mentre le donne annunceranno il Vangelo alle giovani spose.
Ai giovani si chiede, infine, di essere prudenti, cioè di fare scelte mature e generose. I giovani per natura sono portati a seguire ciò che sentono e sono poco inclini a considerare le conseguenze di quello che fanno: lavorare su se stessi per imparare il dominio di sé e fare riferimento a modelli validi sono le vie da seguire da parte loro.
Se la comunità vive così, il male non può fare nulla; se, invece, si creano delle falle, il male può entrare e dilagare in comunità. Imitare chi dà il buon esempio consente di riscrivere le relazioni e permette all’amore di penetrare e cambiare il corso delle cose.